Ansia: cos’è e come curarla? Parliamone!

Aggiornamento: 10 mag 2021

Oggi sempre più italiani soffrono di ansia, uno stato emotivo associato ad una condizione perenne di allerta e paura nei confronti degli avvenimenti della vita.

E’ molto importante però distinguere due tipi di ansia, quella fisiologica e quella disfunzionale. La prima chiama in causa l’istinto alla sopravvivenza, può essere sperimentata da tutti e in alcuni casi è salvifica! Pensiamo ad es. al grado di attenzione che attiviamo prima di ricevere un risultato importante (esami scolastici/universatari, esami sul nostro stato di salute) o a quando siamo pronti a fuggire da un pericolo, in questi due casi i nostri livelli di attenzione sono stimolati dall’ansia! In tal senso l’ansia è salvifica, funzionale diremmo noi esperti in materia, perchè ci permette di reagire in modo tempestivo ed efficace ad un evento minaccioso.

Il secondo tipo di ansia invece è scientificamente inteso come una reazione “esagerata” rispetto alla reale situazione, uno stato emotivo che coinvolge non solo il singolo soggetto che la sperimenta ma persino le persone che lo circondano e i diversi aspetti della sua vita (disagio a lavoro, in famiglia e con gli amici). Tra i fattori che causano ansia vi è la quotidianità, ricca di scadenze e incertezze per il futuro (si pensi per es. al lavoro e alla sua precarietà), che spinge tutti noi ad avere uno stato della mente sempre pre-occupato e paradossalmente spesse volte possiamo sentirci addirittura preoccupati se non siamo preoccupati!

Viviamo, inoltre, in un paese che ingigantisce le notizie di pericolo e che ci chiede di essere in uno stato continuo d’allarme perché tutto “deve” far paura.

In generale però la tendenza all’ansia disfunzionale non è solo dovuta ad una quotidianità che richiama alle nostre menti incertezza, paura e disordine quanto, principalmente, a diversi fattori: genetici, familiari ed ambientali.

Dunque la precarietà della nostra vita attuale ci attiva senza dubbio uno stato di preoccupazione ma non determina assolutamente l’insorgere del disturbo d’ansia.

Nel vero e proprio disturbo d’ansia la realtà è percepita come minacciosa ed il proprio Sé come incapace a fronteggiare gli eventi della vita. Questi due elementi pertanto spingerebbero la persona ad un eccesso d’ipervigilanza rispetto ai possibili indizi di minaccia, presenti realmente nell’ambiente e soprattutto nelle situazioni nuove.

Dunque il soggetto che vive un disturbo d’ansia comincia a valutare la maggior parte delle informazioni esterne come catastrofiche, fino a vivere un continuo rimuginìo mentale relativo a tutti gli eventi sgradevoli che possono capitargli intorno. La maggior parte degli accadimenti, infatti, saranno sperimentati come minacciosi proprio perchè il soggetto pensa di non avere su di essi alcun potere e nessun controllo.

Una volta che il disturbo d’ansia si è instaurato, la vita della persona può modificarsi sostanzialmente e, insieme ad essa anche le relazioni interpersonali. Una parte consistente della giornata può venire assorbita da pensieri e comportamenti connessi all’evitamento degli eventi temuti e ciò peggiorerà sempre più la capacità di fronteggiare i compiti della vita quotidiana: le performance possono deteriorarsi e la fatica aumentare costantemente. Di conseguenza la persona si sente sempre più incapace di vivere anche aspetti “banali” della propia esistenza.

Tra i sintomi del disturbo d’ansia ne ricordiamo alcuni: apprensione, irritabilità, impazienza, paura, insonnia, facilità al pianto, palpitazioni, debolezza, crampi allo stomaco (infatti la parola “ansia” deriva da angere e significa proprio “stringere”, l’ansia è proprio qualcosa che ci stringe dentro e non ci lascia facilmente), mente confusa, ipervigilanza, difficoltà di concentrazione. distraibilità, in alcuni casi anche nodo alla gola, sensazione di soffocamento e bruciore allo stomaco.

Pertanto quando l’ansia diventa estrema ed incontrollabile può sfociare in alcuni disturbi d’ansia diagnosticati come: fobia specifica (aereo, spazi chiusi, ragni, cani, gatti, insetti, ecc.); disturbo di panico ed agorofobia (paura di stare in situazioni da cui non vi sia una rapida via di fuga); disturbo ossessivo-compulsivo; fobia sociale; disturbo post- traumatico da stress e disturbo d’ansia generalizzata

Tali disturbi sono tra i più frequenti nella popolazione, creano grossa invalidazione e spesso non rispondono bene ai trattamenti farmacologici (i “famosi” ansiolitici). I farmaci ansiolitici e antidepressivi, purtroppo largamente impiegati, sono utili solo se utilizzati occasionalmente e per brevissimi periodi. In caso contrario presentano grossi problemi di assuefazione ed astinenza che peggiorano la situazione anziché migliorarla; presentano altresì una certa efficacia, che però solitamente si perde alla sospensione della terapia, oltre a presentare molto spesso effetti collaterali (sonnolenza, disfuzioni sessuali, problemi gastrointestinali, aumento di peso, ecc.). Ricordiamo dunque che i farmaci in alcuni casi sono indispensabili, per riuscire a vivere subito con umana dignità, ma per stare bene a lungo termine e quindi per comprendere il reale motivo dell’ansia e risolvere definitivamente il problema occorre un trattamento di psicoterapia!

La psicoterapia per i disturbi d’ansia è indubbiamente il trattamento principale e dal quale è difficile prescindere. In particolar modo la terapia cognitivo-comportamentale ha mostrato tassi di efficacia elevatissimi e si è affermata nella comunità scientifica come la strategia di prima scelta nella cura dell’ansia e dei suoi disturbi. L’intervento richiede solitamente alcuni mesi, con sedute a cadenza settimanale. Insieme alla psicoterapia è altresì utile associare tecniche meditative e/o di rilassamento (quali per es. mindfullness o yoga) e altri rimedi naturali come valeriana e altri prodotti erboristici calmanti.

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