La sofferenza non è un tabù


In quest'articolo voglio mettere in luce qualcosa di impopolare che la nostra società tende spessissimo a nascondere.


La sofferenza emotiva.


I miti dell'eroina e dell'eroe che ci vengono imposti ci fanno perdere di vista la nostra vera natura: quella umana.


Pertanto occorre essere sempre in forma, alla moda, smart, magri, pieni di talento, pieni d'impegni, sempre forti, sorridenti e produttivi come fossimo macchine da guerra.


Se siamo felici possiamo mostrarci agli altri, altrimenti è meglio nasconderci.


Come se la società fosse un palco, in cui mettere in scena solo emozioni "positive" e i nostri successi performanti.

In tal senso non esistono stagioni teatrali che includano il tema della bellezza inteso come limite, fallibile, unico ed irripetibile.

Tutto segue lo standard della perferzione.


Ma come mai un cervello così magicamente misterioso e complesso, come quello umano, può farsi influenzare da regole sociali così egoiste e narcisiste?


Ti spiego.


La risposta risiede nell'insicurezza.

Abbiamo confuso la sicurezza personale con la perfezione.

Ma tutto questo è solo un'illusione.


La scienza ci dimostra che la vera sicurezza sta nell'immaginarci "perdenti" e capaci di rialzarci, attraverso risorse interne ed esterne.

In questo scenario odierno, purtroppo, gli Altri rappresentano soltanto uno specchio in grado di proiettare immagini vittoriose del nostro sé.


Tutto questo nutre costantemente falsi sé.


Da oggi proviamo ad immaginare gli altri come porto sicuro, spazio vitale dove possiamo ricevere amore, comprensione e supporto.

Proviamo però a partire da noi stessi.

Non giudichiamo, perché è brutto leggerlo lo so, ma siamo noi i primi a criticare gli altri.


Da soli non andiamo da nessuna parte, dobbiamo fare squadra, comunità.

Non dobbiamo nutrire competizione ma cooperazione.


Come possiamo nasconderci dalla sofferenza?

Come possiamo omettere una parte imprescindibile dell'essere umano?


Dobbiamo riuscire a stare in scena anche con le lacrime, con la stanchezza, con le rughe e con quella che chiamiamo impropriamente "imperfezione".


Pensiamoci, la natura è perfetta proprio perché unica:)


Impariamo tutti a dare vita al dolore, alla debolezza e ai limiti, impariamo a fare sbocciare la sofferenza.

Dal dolore emerge la parte migliore di noi, perché se visto adeguatamente è rinascita.


E allora...

Se non ce la fai, fermati! Se sei arrabbiata, comunica con assertività la tua delusione!

Se sei stanca, rallenta! Se sei incerta, rifletti!

Se non vuoi, non ostinarti! Se sei triste, chiediti perché!

Sei hai paura, fermati e comprenditi!

Se hai bisogno di stare con te stessa, fallo!


Dobbiamo liberarci dalla convinzione che tristezza, paura, angoscia, solitudine, confusione (e tutte le emozioni chiamate volgarmente "negative") siano da rimuovere.

Provare queste emozioni non significa perdere valore personale, significa essere autentici.


Significa essere umani.

Significherebbe altresì vivere in un mondo dove ognuno vive per la gioia di essere se stesso.

Significherebbe avere un mondo ricco di diversità e amore!


E tu?

Hai mai provato a mostrare le tue emozioni "negative"?

Hai mai provato a non giudicare nessuno, né tanto meno te stessa?

Hai mai provato ad essere autentica?


Provaci!

Ne uscirai vittoriosa!

Perché la vera conquista è essere sé stessi!


Con affetto,

Laura



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